Il Castello
Le indifese terre di Barletta Il nucleo originario che ha dato vita all’attuale castello di Baletta è stato costruito dai Normanni tra il 1046 e il 1050; i Normanni erano soliti fortificare le terre conquistate munendole di torri, in vista dell’occupazione del territorio vicino. Per tale motivo il conte Pietro, non potendo accedere direttamente alla città di Trani, perché tenuta strenuamente dal dominio greco, si impadronì delle terre indifese di Barletta, e vi costruì una prima fortezza a scopo difensivo, nella zona sud-est dell’attuale castello. L’insediamento costruito da Pietro il Normanno era costituito da una rocca (la torre maggiore) a sud-est.
Le torri In seguito alla distruzione di Bari e alla nomina di Barletta a capoluogo territoriale, Guglielmo il Malo, tra il 1156 e il 1162, amplia l’edificato erigendo altre due torri, collegate tra loro da una semplice muratura, a cui in seguito ne sarà aggiunta una quarta, sul lato sud-ovest andando così a creare un impianto pseudo-trapezoidale. Il periodo normanno si conclude nel 1194 con la morte di Tancredi. Nasce lo stupor mundi Nello stesso anno viene alla luce Federico figlio di Enrico IV e Costanza d’Altavilla, che a soli quattro anni riceve l’incoronazione. Dopo la morte dei genitori, Federico viene condotto sotto la tutela di papa Innocenzo III. Nel 1202 la rocca di Barletta viene data in custodia al cugino di papa Innocenzo III, Maresciallo Jacopo dei Conti di Segni, dal Conte Gualtiero.
La giovinezza di Federico e del castello Durante l’anno successivo però i Barlettani giungono ad assediarla e a scacciare il castellano filo-papale, che la occupava per Jacopo, danneggiando parte della struttura muraria. La crescita di Federico prosegue parallelamente a quella del castello barlettano, che diviene frequente luogo di dimora del futuro imperatore. Al momento dell’arrivo di Federico II a Barletta il castello si presenta con una struttura irregolare ed asimmetrica, ben lontana dalla consuetudine costruttiva dei castelli federiciani. Tra il 1224 e il 1228 Federico II interviene abbattendo l’area orientale e costruendovi la sua domus federiciana, accentuando gli aspetti decorativi ed architettonici del castello e trasformando quella che in precedenza era una rocca a scopo difensivo in una reggia per la sua corte. Nel 1250 con la morte di Federico II, Carlo d’Angiò, rileva il possesso del castello. Termina così la dinastia sveva a favore di quella angioina.
La dinastia angioina distrugge l’opera federiciana e rinchiude i templari L’importanza di Barletta e del suo castello e l’astio che Carlo d’Angiò provava per gli Svevi, lo inducono ad intervenire sull’intera fortezza. Dal 1308 al 1312 nelle segrete del castello di Barletta sono stati detenuti i Templari residenti in città e catturati per volere di Roberto d’Angiò, succeduto a Carlo II d’Angiò e a Carlo I d’Angiò.
L’ordinario del periodo aragonese Nulla di straordinario accade durante il periodo aragonese per quanto riguarda il castello, salvo una citazione, peraltro non suffragata da alcuna certificazione documentale, da parte di Gennaro Bacile di Castiglione, secondo il quale generiche fortificazioni sarebbero state realizzate alla fortezza negli anni 1458, 1465 e 1481.
Arrivano gli spagnoli… Con l’arrivo degli spagnoli che occuparono il regno aragonese nel 1504 (pace di Lione) iniziano prima i lavori di fortificazione delle mura, la costruzione di bastioni come il Paraticchio e di torrioni come quello di S. Lucia; quindi la costruzione della V cinta urbica estesa al quartiere di S. Giacomo. L’imperatore Carlo V otterrà il castello di Barletta nel 1529, con la pace di Cambrais, ma darà inizio ai lavori di adattamento della fortezza ai nuovi canoni costruttivi del tempo a partire dal 1532, lavori che si protrarranno per circa 66 anni.
…e con loro profonde trasformazioni Sotto gli spagnoli il castello subisce una profonda trasformazione, compiuta facendo ricorso alle tecniche costruttive delle fortificazioni dell’epoca, che dovevano essere preparate a rispondere non più ad attacchi con armi consuete come la spada o la lancia ma all’uso dei cannoni. La logica costruttiva cinquecentesca voleva opere edificatorie poderose e solide in vista di potenziali attacchi, circondate da ampie aree pianeggianti per un miglior controllo nemico da terra. Il castello di Barletta assumerà così l’attuale aspetto morfologico: una struttura di forma quadrangolare, con quattro bastioni pentagonali agli spigoli, una dotazione di cannoni pronti alla difesa e un fossato che permetteva il distacco dalla terra ferma su tre lati, mentre sul lato nord l’affaccio sul mare garantiva una difesa inamovibile.
L’abbandono Lo stato di abbandono dell’opera si rende però palese nel 1734, quando Giulio Borromeo Visconti, viceré austriaco, alla vigilia della Battaglia di Bitonto si rifugia nel castello barlettano, tuttavia inagibile a causa dell’incurante governo austriaco, che per 27 anni non era mai intervenuto manutenendo o restaurando la fabbrica.
La rinascita Nel 1806 la fortezza diventa sede di una divisione militare francese e sette anni dopo il generale francese Gioacchino Murat, dopo avervi fatto visita ordina di procedere a lavori di consolidamento delle strutture difensive. Nel 1876, dopo essere stato considerato inutile alla difesa nazionale, il castello viene messo all’asta e aggiudicato al Comune di Barletta per 30.100 Lire.
L’ultima battaglia L’ultima vicenda militare che ha visto coinvolto il castello di Barletta è accaduta alle prime ore dell’alba del 24 maggio 1915, quando durante la fase iniziale della Prima Guerra Mondiale, le armate austriache colpirono con sei colpi di cannone la facciata della cortina e del bastione settentrionale, esposti al mare. Il Castello riuscì a non subire ulteriori colpi grazie all’intervento del cacciatorpediniere Turbine. Nel 2002, dopo circa due anni di restauri, che hanno visto la riqualificazione dei Giardini del Castello, trasformati in parco con aree attrezzate, l’intera area è stata restituita alla cittadinanza barlettana, che ne ha fatto un punto nevralgico del centro storico. Di grande interesse è il Busto di Federico II che si conserva nel Museo Civico. La scultura si direbbe opera di un artista d’Oltralpe per lo spirito gotico impresso nel ritratto, pur nel paludamento classico che riveste l’imperatore. Fonti: barlettacity.it dif.tno.it wikipedia 2013 - Federico Itinerari dello Stupo